2013 in review

Lascia un commento

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Sydney Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 11,000 times in 2013. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 4 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

Sabato mattina

Lascia un commento

La sveglia non suona. Al sabato è disattivata. Faccio un po’ più tardi, al calduccio, abbracciato ai miei bimbetti.

Non troppo però… Da fuori, il sole filtra tra le griglie e traccia linee abbacinanti sul bianco delle pareti della stanza buia.

È quasi finito gennaio e fuori fa freddo; lunedì il meteo prevede neve. Nel giardino ci sono ancora un po’ di foglie cadute, da spostare prima che nevichi, quindi forza!

Sei vecchie scarpe per tre paia di freddi piedi: 43, 31, 28. A ciascuno sciarpa e cappello; scopa o rastrello? Respiriamo un’aria frizzante, fresca con un filo di brezza; non c’è nessun profumo in particolare, ma il mondo fuori ha un buon odore. Era qualche giorno che pioveva e ci toccava stare chiusi in casa.

La notte appena finita aveva un cielo nero, come la pece. Una miriade di stelle, senza aloni; erano spenti anche i lampioni!

Fatto un bel mucchio, rientriamo in casa. La nostra gatta persiana aspetta un po’ di coccole e qualche minuto di giochi.La vista è bella stamattina: il verde un po’ brunito della vegetazione invernale, il profilo delle montagne incappucciate di fresco e lo stacco netto con il cielo blu.

E adesso a me è venuta voglia di spaghetti al sugo… semplici semplici. Ho voglia di sentire il profumo del pomodoro appena versato nell’olio caldo.

In cucina!

E finisce la mattina…

Una buona notizia

Lascia un commento

EsselungaOgni tanto, in mezzo a tante preoccupazioni, succede qualcosa di piacevolmente sorprendente…

Stamattina ero all’Esselunga di Stezzano col mio Massimo; ero un po’ sulla luna coi pensieri e cercavo di godermi un po’ il mio gioiellino, così ci siamo presi io un caffè e lui un succo alla pera.

Ci siamo alzati e siamo andati a comprare le poche cose dimenticate nella spesa di ieri: acqua, pane, e il basilico fresco per fare il pesto.

Ho incontrato il mio vecchio amico Fabio e abbiamo fatto una breve, ma piacevole chiacchierata e poi ci siamo messi in fila alla cassa; la numero 15, proprio di fronte alla cassa centrale.

Qui mi squilla il telefono: rispondo. “Qui è l’Esselunga di Stezzano… Ehm… Abbiamo trovato un borsello con il portafoglio e l’abbiamo qui all’assistenza clienti”. Oddio! Ma come ho fatto a dimenticarmi il borsello?!? L’ho sempre addosso ed era almeno mezz’ora che giravo senza!

Guardo là e vedo una signorina al telefono. Le dico: “Sono qui alla cassa 15!” e lei si gira e mi vede. Le dico che vado a prenderlo. Mi chiede un documento, glielo mostro ed è tutto ok. Il mio numero di telefono l’ha trovato grazie alla Fidaty: l’unica cosa che la signorina ha osato cercare nel mio borsello.

Un po’ sconvolto, torno in coda alla cassa e controllo: c’è tutto, proprio tutto! Dovrebbe essere normale che ci sia tutto, lo so, ma non era così scontato no?

Faccio il mio conto… Carico il carrello… Pago… E via! Parto con Massimo verso i giochi del centro.

Una voce mi richiama: “Signore!”. Mi giro verso la cassiera e lei mi fa notare che ho lasciato sul rullo un po’ della mia spesa pagata!

Ma dov’ero con la testa? Mi sono quasi preoccupato…

Però alla fine il tutto mi ha lasciato un senso di felicità; un senso di maggiore fiducia negli altri. Potevano prendermi portafoglio, documenti… e anche un po’ di spesa già pagata… E invece no!

Bello!

Eliminare il calcio

1 commento

English: Country : Italy Region : Lombardy Pro...

English: Country : Italy Region : Lombardy Province : Bergamo (BG) Français : Pays : Italie Région : Lombardie Province : Bergame (Photo credit: Wikipedia)

Stasera tornavo da una bella festa di compleanno in stile sudamericano… Bella festa.

Percorrevamo tranquilli le vie del centro di Bergamo, quando due o tre moto della Polizia Municipale a sirene spiegate ci hanno fatto spaventare… Si sono piazzate in mezzo all’incrocio del piazzale della Malpensata e hanno bloccato il traffico in tutte le direzioni.

I bambini si chiedevano un po’ spaventati cosa fosse successo. Anche io ed Elena siamo rimasti un po’ in allerta.

Il primo pensiero che ho fatto è stato che stesse passando qualche personalità con la scorta. Poi ho pensato: “No chi rischia la vita per lavorare non ha una scorta così imponente. Di solito sta in una sola auto blindata con il lampeggiante… Un portavalori ha un’auto davanti e una dietro… è qualcosa di più IMPORTANTE….”.

Poi tre auto della polizia che precedevano un autobus dell’ATB… e dietro altre auto della polizia e altre moto della polizia municipale. Non so quante in tutto; non le ho contate…

Sul pullman quelli IMPORTANTI: un gruppetto di bellicosi, bevuti, con sguardi feroci verso gli automobilisti di questa città nemica, che osano incrociare il loro IMPORTANTE percorso verso la imminente IMPORTANTE battaglia. Saranno stati una cinquantina. Non ho idea se ogni 50 idioti ci debbano essere 20 o 30 lavoratori forzati, pagati anche da me con straordinari domenicali a far da scorta…

Mi son fermato a pensare al perché ero lì fermo davanti al semaforo verde… E mi sono letteralmente cadute le palle.

Ma perché dobbiamo ancora andare avanti a sostenere questo assurdo, inutile e falso baraccone del calcio professionistico?

Tutti impazziscono per vedere 22 strapagati atleti, che di sportivo non hanno più nulla. Ma che roba è?

Uno sport dove vince chi paga di più, chi imbroglia di più, chi frega l’arbitro, chi si droga di più senza farsi beccare, chi corrompe arbitri, giudici, federazione, medici… Non è uno sport: ciò che è rimasto del calcio è uguale a ciò che è rimasto della politica, dello spettacolo e di tutti gli altri aspetti “popolari” di questo paese stordito e cioè la faziosità, la voglia di esser migliori senza far fatica, di prevaricare, il campanilismo senza ragione, senza obiettività, senza logica, senza giustizia, senza passione e senza cuore.

Uno sport che insegna ai bambini che l’arbitro è il nemico da imbrogliare, che se ti toccano in area ti devi buttare giù. Che l’avversario è il nemico a cui spaccare le gambe, però senza farsi vedere perché sei ti fai beccare sei un coglione. Che insegna ai ragazzi che devono diventare dei campioni. Che provoca frequentissime risse tra i genitori sugli spalti delle partite di ogni paese.

Uno sport dove non si metterà la prova televisiva altrimenti si smetterebbe di litigare e se ne andrebbe tutto il divertimento; dove non si metterà mai il tempo effettivo, altrimenti non si potrà più fare la divertentissima e sportivissima melina.

Questo fantastico sport che ci da una scusa per tirar fuori il peggio di noi, per urlare, bestemmiare, per star male o per sentirsi migliori degli altri a seconda del risultato (finto) e litigare il lunedì, per sfottersi il giovedì dopo la coppa, per fare il tifo contro in Europa, in Giappone, al mondiale!! Troppo una figata!! Lo sport più bello del mondo!!

Atalanta B.C.

Atalanta B.C. (Photo credit: Wikipedia)

Mi ricordo che seguivo “A tempo di sport” di Gigi Garanzini su Radio24… Mi piaceva Garanzini, ma ogni tanto se ne usciva con cose tipo che in un’ora bisognava parlare solo di Inter, Milan, e Juventus, perché le altre, obiettivamente non servivano a nulla. Perché interessarsi che ne sò… dell’Atalanta? L’Atalanta è uno riempitivo; serve a far riposare la Juve tra la partita dell’Inter e quella del Milan. Poi qualcuno si azzardava a dire che eravamo campioni del mondo di qualche altro sport, che è ancora uno sport… E lui diceva, che “Sì, bello… Ma chi se ne importa…”.

Ascolto sempre Radio24, ma dalle 14.00 alle 15.00 cambio canale… Anche oggi che c’è Carlo Genta… Non ce la faccio.

Ma anche il calcio violento è nella nostra cultura e ci ha fatto divertire: Eccezziunale…… veramente!, L’allenatore nel pallone, Il tifoso, l’arbitro e il calciatore solo per fare qualche esempio… Nella commedia all’italiana anni ’70 la rissa allo stadio era argomento da ridere; ci ho riso anch’io sul Derby Roma – Lazio di  Pippo Franco.

Lo scontro verbale, lo sfottò, le recriminazioni storiche, le accuse secolari… Sono il sale di questa baracconata. Ma qualcuno poi non si ferma… Qualcuno non si trattiene.. E mena. E quando qualcuno mena, ogni tanto ci scappa che qualcuno si fa male… Divertente no? E’ questo il sale… È questo lo sport…

Ma qualcuno si è mai preso la briga di contare i MORTI del calcio? I MORTI cazzo… mica quelli che han perso la partita.

Guardate qui:

Forex Money for Exchange in Currency Bank

Forex Money for Exchange in Currency Bank (Photo credit: epSos.de)

E in più, per tutto questo, io pago…

Pago la polizia per fermarmi al verde, altrimenti questi stupidi senza cervello distruggono la mia città, che poi dovrei ripagare ancora io. Quegli stupidi senza cervello e senza ideali, che vivono della favoletta che lo show business ogni anno crea a tavolino per loro.

Pago la pubblicità enorme che questo stolido mondo riesce a muovere per pagare in modo assurdo, smisurato e iniquo persone senza alcuna qualità che sia minimamente utile per l’umanità. 22 inutili mutandoni che in una domenica sono pagati come 22.000 utili ricercatori in un anno.

E più pago e meno vedo! Non vedo più lo sport vero! 100 canali di calcio ogni uno con tutti gli altri sport…. Tutti criptati così bisogna pagare, visto che l’ingaggio dei mutandoni è così oneroso.

Ma perché i vari presidenti, i vari Moratti, Galliani, De Laurentiis non se li giocano a PES i soldi che buttano nel cesso e non smettono di farli pagare a noi e di romperci le palle? Ma perché nessuno si oppone a questa palese assurdità?

S. Lorenzo

Lascia un commento

Falling Star August 11th 2012

Falling Star August 11th 2012 (Photo credit: xeosjens)

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

Ricostruzione LCA: la mia esperienza personale

20 commenti

Italiano: Legamenti del ginocchio sinistro da ...

Italiano: Legamenti del ginocchio sinistro da dietro (Photo credit: Wikipedia)

Riprendo un po’ questo post e, dato che in origine è stato scritto circa un anno fa, provo a svecchiarlo aggiungendo gli ultimi sviluppi e lo stato attuale della salute del mio ginocchio sinistro.

Dalla metà 2011 alla metà 2012, per me è stato un anno di revisione completa. Come un’auto, ho dovuto fare un bel tagliando.

A fine luglio 2011 mi sono procurato una brutta distorsione al ginocchio sinistro giocando a basket coi compagni al campetto rosso; da lì inizia la mia avventura di diagnosi, intervento chirurgico e rieducazione del ginocchio sinistro, di cui parlerò in questo post, cercando di fare una ricostruzione cronologica degli eventi.

Luglio 2011: l’infortunio

Giocando a basket con gli amici della squadra, in un normale movimento d’attacco, il mio ginocchio sinistro se n’è andato per i fatti suoi, lasciandomi a terra, senza fiato per il dolore; riprendo l’auto (per fortuna con il cambio automatico!!) e vado a casa saltellando su una gamba… Scena vista e rivista svariate volte. Ghiaccio e antiinfiammatorio e week end a riposo (mi sono fatto male il venerdì). Lunedì recupero le mie vecchi stampelle e mi presento zoppicante al lavoro.

Agosto 2011: visite iniziali

Decido di farmi visitare: vado dal medico di base che mi prepara l’impegnativa per una visita ortopedica. Prenoto con il numero verde della regione e tempo 10 giorni mi faccio visitare al Bolognini di Seriate. 5 minuti e mi dicono di fare una risonanza magnetica (RMN). Torno dal medico e mi faccio prescrivere anche quella che mi fissano il 18 agosto a Manerbio. Esame un po’ palloso, ma tranquillissimo. Esito immediato e scopro che:

  • ho una lesione “inveterata” al legamento crociato anteriore (LCA), che vuol dire che è vecchia
  • i menischi sono a posto
  • le cartilagini un bel po’ consumate (fissurazioni di III e IV grado)

Settembre 2011: altri esami

Torno dall’ortopedico con l’RMN che mi prescrive rinforzo quadricipite, CartiJoint e ripresa graduale dell’attività. Ricomincio pian piano gli allenamenti: corsetta leggera, esercizi per il quadricipite, due tiri coi compagni.

Ottobre 2011: il ginocchio si fa sentire

Durante un allenamento, il mio ginocchio mi richiama all’ordine: nessun trauma, ma un movimento insignificante (l’appoggio facendo gli addominali da sdraiato) mi causa dolore e successivo gonfiore per qualche giorno. Decido per interrompere completamente gli allenamenti e vado da un ortopedico privato e nello stesso tempo l’amico Cristian mi semplifica l’accesso ad un’ulteriore visita ortopedica.

Novembre e dicembre 2011: visite aggiuntive

Mi visita per primo un chirurgo professionista del ginocchio sportivo. 10 secondi con in mano l’RMN e mi dice che il LCA è da operare; 5 minuti e sono in lista presso la sua clinica; data prevista giugno 2012. Mi è sembrato competente anche se un po’ frettoloso; non mi fido al 100%.Tra l’altro, costo totale della visita (un quarto d’ora non di più) € 120,00. Mi viene anche richiesta una nuova RMN. Sono titubante. Ho bisogno di ulteriori conferme.

Seconda visita alla clinica Gavazzeni: più o meno stesso risultato. LCA da operare e iscrizione alla lista operatoria, più nuova RMN. Qui data prevista metà febbraio 2012. Ok, mi avete convinto.  Torno dal medico di base per la ricetta per l’RMN.

Gennaio 2012: nuova RMN

Nuova risonanza alla Gavazzeni. Nell’occasione del ritiro referti il 25 gennaio, faccio un salto per assicurarmi di essere in lista e per avere una previsione di quando sarò operato. Mi dicono semplicemente che se voglio 2 giorni dopo c’è posto per fare gli esami pre-operatori e che l’operazione è il 3 febbraio. Non ero proprio preparato a questa tempestività, ma dico ok. Dopo due giorni sono di nuovo là: prelievi vari, domande, questionari, consenso informato, e via.

Febbraio 2012: l’operazione

Il 3 febbraio, nel pomeriggio vengo sottoposto all’operazione in artroscopia. La sera prima ho anche imparato ad usare la crema depliatoria!

Anestesia spinale che annulla qualunque percezione del mio corpo al di sotto della vita e poi sala operatoria. Il chirurgo prende la mia gamba, che a me sembra quella di un altro, la pittura di tintura gialla e procede. Nel monitor vedo il mio ginocchio. Sono un po’ confuso per via dell’anestetico e del calmante presi prima dell’operazione.

Il chirurgo mi avvisa che oltre al LCA da ricostruire, anche i due menischi sono da sistemare: nelle due RMN non si vedevano, ma sono rotti. L’operazione durerà 90 minuti anziché 45; con il mio consenso mi addormentano. Mi risveglio ancora in sala operatoria, dove mi informano che hanno finito e che è andato tutto ok.

Trasporto in camera, una veloce visitina di moglie e bimbi, dell’amico Salvatore e dell’immancabile prezioso supporter, mio fratello Marco, e notte in clinica. Sensibilità che ritorna pian piano e aumento dei vari dolori post operatori, insieme all’impossibilità di trovare una buona posizione per via di aghi, drenaggi eccetera, non mi lasciano riposare. Una lunga, lunga notte…

Al mattino il ritorno a casa. Una settimana di riposo, poi dovrei iniziare con la fisioterapia. Il mantra è; appena possibile riprendere movimento, carico e forza, ma non troppo presto, o si rovina tutto! Fa un po’ male, ma sopportabile.

Stampelle, qualche farmaco, punture nella pancia per 20 giorni, nessun tutore.

Febbraio-maggio 2012: riabilitazione

Cerco un centro di… No, non di gravità permanente, ma di riabilitazione. Trovato. A Bergamo in via Passo del Vivione, zona celadina. Conveniente, accogliente e con persone simpatiche e preparate. Inizio con il protocollo riabilitativo partendo in ritardo di una decina di giorni. Un sacco di simpatici esercizi che progressivamente mi danno sempre maggiore mobilità, sia in estensione che in flessione, e che poi mi danno a mano a mano sempre più forza.

Nel frattempo mi prendo cura delle mie cartilagini con Glucosamina, Condroitina e MSM, che come mi hanno confermato gli ortopedici, alla peggio male non fanno.

Rimettendomi a camminare senza stampelle però il fisioterapista, il buon Fabio, si rende conto che ho acquisito uno schema motorio sbagliato. Durante il passo non distendo il ginocchio. Il progresso rallenta perché devo recuperare lo schema motorio. Difficile, lungo e doloroso. Soprattutto guardando i progressi dei compagni di fisioterapia, che molto più velocemente di me raggiungevano i loro risultati. Una delle cose difficili da acquisire era la consapevolezza (in testa) di quale fosse lo schema motorio corretto.

Credo di aver acquisito lo schema sbagliato nel periodo dall’infortunio all’operazione, per via dei menischi rotti; con il carico sull’arto completamente esteso sentivo dolore, quindi non l’ho più usato nel modo corretto. 7 mesi di camminata scorretta… Forse di più… Mah…

A maggio 2012, penso di aver acquisito il passo. Ho ancora un po’ di dolore e non sempre riesco a camminare bene, ma con il benestare di Fabio, passo alla fase successiva: corsetta leggera, palestra per rinforzare e qualche movimento più complesso.

Agosto 2012: prime prove sul campetto

Rieccomi più di un anno dopo sul campetto rosso a far due tiri con gli amici della squadra, intanto che si decide a quale campionato iscriversi.

Niente di forzato, giusto due passi più veloci di una camminata e con il pallone in mano. Sono alla disperata ricerca di una motivazione per far bene i miei esercizi. Ma non sono proprio soddisfatto della mia condizione… Faccio fatica a fare qualsiasi cosa e mi fa un po’ male. Decido di consultare un altro fisioterapista; questa volta Elvira mi segue individualmente.

Da un’osservazione attenta, si vede che il mio quadricipite non è ancora abbastanza sviluppato. Bisogna potenziarlo per far scomparire il dolore. Quindi esercizi specifici: soprattutto stacchi ed esercizi isometrici, che riprendo anche in palestra, a casa (tutte le sere) e ai quali aggiungo anche qualche esercizio di ginnastica propriocettiva con le tavolette e gli esercizi della Wii-Fit.

A settembre inizia la preparazione atletica con la squadra; gli altri corrono all’aperto, di buon passo. Io pian piano faccio corsetta il linea retta in palestra.

Ottobre/dicembre 2012: di nuovo in campo

A ottobre gli allenamenti cominciano a diventare un po’ più soddisfacenti; gli esercizi a casa e in palestra funzionano. Tanto che se non vado in palestra l’allenamento peggiora e alla fine sento ancora un po’ di dolore.

Scopro anche gli esercizi pliometrici che propongo anche ai miei compagni di squadra, dato che nello sport sono molto utilizzati. Io li svolgo in forma un po’ più leggera degli altri, ma pian piano riesco a raggiungere un buon livello.

Penso di essere pronto per giocare qualche partita di campionato; parto piano e poi ingrano. Certo non è come una volta, come quando avevo vent’anni e pesavo 20 chili in meno, però mi diverto senza che mi faccia male e questo basta.

L’unico inghippo a questo punto è un fastidio tipico dei baskettari della mia età, che però non ha niente a che fare con il ginocchio: la fascite plantare dovuta alla spina calcaneare. Dico solo questo… è doloroso.

Situazione attuale (ormai a regime, credo)

Mi alleno e gioco come gli altri, spina calcaneare impegni vari permettendo. Gioco le mie partite e mi muovo con sicurezza durante la giornata, saltando anche qualche ostacolo come facevo una volta.

Il ginocchio però non è del tutto silente e si fa sentire di quando in quando con i suoi scricchiolii. Questi temo siano dovuti all’usura delle cartilagini, come mi avevano più volte detto gli ortopedici che mi hanno visitato. A questo per ora ahimé non c’è cura facilmente applicabile, anche se si comincia a parlare di trapianto di cartilagini, o di fabbricazione di cartilagini partendo da cellule staminali.

Vedremo cosa mi riserva il futuro, ma la cosa che mi hanno detto tutti è che per preservare le cartilagini, oltre all’attività sportiva non troppo intensa, devo curare anche la preparazione e il tono muscolare.

Quindi non devo mollare la palestra. Oggi il mio programma settimanale è:

  • lunedì palestra: circuito aerobico + leg press + squat + calf
  • martedì riposo
  • mercoledì allenamento di due ore
  • giovedì palestra: come il lunedì
  • venerdì o sabato partita o allenamento

Per quanto riguarda l’LCA, penso di essere guarito.

Giacca e cravatta

2 commenti

English: Alessandro Volta with tie. Italiano: ...

English: Alessandro Volta with tie. Italiano: Alessandro Volta in cravatta. (Photo credit: Wikipedia)

Frequento spesso per lavoro ambienti frequentati da persone in giacca e cravatta: i vecchi colletti bianchi.

Mi son fatto da tempo un’opinione su questo aspetto del ménage lavorativo.

Ho incontrato diverse opinioni, espresse più o meno apertamente, di cui riporto il senso che ne ho colto:

  • Chi non porta la giacca e la cravatta è irrispettoso nei confronti degli altri

  • La giacca e la cravatta in certi ambienti, come quello bancario, di rappresentanza, il management, eccetera, sono d’obbligo

Per quanto riguarda il primo aspetto, devo dire che, lavorativamente parlando, le persone più maleducate, arroganti e irrispettose che ho incontrato, avevano proprio la giacca e la cravatta. Quindi non me la sento proprio di appoggiare questa opinione.

Per quanto riguarda il secondo, l’abbigliamento d’obbligo ha l’effetto di appiattire, di uniformare; estremizzando diventa appunto un’uniforme.

L’uniforme è il tipo di abbigliamento che sottolinea la poca importanza del singolo individuo, contrapposta all’obbedienza acritica alle regole, alla prevalenza delle logiche di gruppo. All’idea del formicaio.

Quando guardo le immagini di alcuni ambienti frequentati da questi business men in uniforme, quello che mi viene in mente è proprio il formicaio.

Sempre per questo secondo aspetto, trovo anche un retaggio sessista in questa abitudine. La divisa vale per i maschi. Le donne possono esprimere la loro libertà.

E poi, diciamoci la verità, non è comodo per tutti avere la cravatta; da fastidio a tavola, ciondola sempre davanti come un guinzaglio.

E nemmeno la giacca è poi tanto comoda: fa stare troppo caldi, si stropiccia facilmente, è difficile da lavare. Può essere comoda intanto che si è in piedi, che ci si sposta da un ufficio ad un altro.

E poi a che pro abbassare la temperatura dell’impianto di condizionamento pur di non togliere la giacca e di non slacciare il primo bottone della camicia? Non è meglio una bella polo, ordinata, pulita e ben stirata e con le maniche corte?

I giornalisti, categoria che ultimamente non apprezzo più di tanto, sottolineano con disprezzo le canottiere estive dei politici, le bandane, le mise comode dei VIP vacanzieri; ma perché?

Meglio un uomo in bermuda al mare che un ladro incravattato in parlamento.

Meglio cellulite e capelli spettinati in spiaggia che una cinica opportunista in tailleur con incarichi istituzionali.

La giacca e la cravatta, quando non indossate per scelta, nascondono il cuore dell’individuo che le indossa.

Per estensione di questo concetto, è mia opinione che la moda non distingua, ma uniformi. La persona modaiola non è libera, ma schiava perché non può più scegliere cosa indossare.

Io preferisco la libertà e a volte, quando mi va, metto pure la giacca e la cravatta!!

=> Approfondimento in proposito: Dress for Success

 

Older Entries

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 353 follower