Trusted Computing

A man protests Digital Rights Management in Bo...
Image via Wikipedia

Leggendo qua e là un po’ di informazioni sul Trusted Computing, sto cominciando a farmi un’idea di massima.
Il Trusted Computing è, in sostanza, un sistema di controllo implementato con circuiti Hardware, che dovrebbe svolgere una funzione di scudo protettivo nei confronti di software nocivo o per meglio dire “Inaffidabile”, oltre a fornire ai produttori di contenuti una garanzia di essere ricompensati per il lavoro che svolgono.
Il primo problema è quello di tenere queste due cose distinte: Affidabilità e Diritto d’autore.
Il rischio è quello di tendere a dare una percezione unica del problema facendo soprattutto leva sulla paura dell’inaffidabile.
Un secondo problema riguarda solo l’affidabilità e, secondo me, sta proprio nell’interpretazione di “Inaffidabile” e di “Affidabile”:
Inaffidabile: (dal dizionario) si dice di persona o cosa in cui non si può riporre fiducia, su cui non si può far conto
La fiducia è un sentimento che ogni persona prova in maniera differente; ad esempio alcune persone si fidano di un uomo politico, altre non si fidano dello stesso uomo politico.
Quando si è lasciati liberi di decidere di chi fidarsi o meno, si ha la libertà di scegliere cosa si pensa sia meglio per noi. Per tornare all’esempio della politica, ognuno esprime un voto e decide per se, pensando che sia meglio così anche per gli altri.
In alcuni casi la fiducia nei confronti di un individuo o di una organizzazione deve essere tolta in maniera oggettiva, così da non consentire a questa di nuocere; questo è il potere che in Italia ha la magistratura: quando si violano delle leggi viene emessa una sentenza pubblica che dovrebbe indicare ai cittadini qual è il grado di fiducia da ccordare al condannato.
Sembra che il Trusted Computing possa esercitare la possibilità di svolgere più un compito “tipo magistratura” che “tipo elezioni politiche”, con evidenti effetti economici. Sembra che non sia ben chiaro CHI decide che un contenuto digitale di qualsiasi tipo sia da ritenersi affidabile. Per tornare alla metafora politica, sembra che qualcuno possa dirci per chi votare…
Un secondo problema è quello rilevato nell’articolo del 02/11/05 su Sicurezza Informatica, nel quale si da cronaca di un fatto di abuso di sistemi di Digital Rights Management, quelli che dovrebbero consentire di raggiungere uno dei due obiettivi di Trusted Computing e cioè quello della tutela del diritto d’autore. Qual è il limite dell’opposizione che può esercitare un sistema nei confronti di chi cerca di usufruire di un contenuto che non è autorizzato ad utilizzare. E’ giusto che oltre alla propria tutela, il contenuto dell’autore stabilisca anche una sanzione per “averci provato”?
Dando una letta anche al documento informativo che il geverno italiano ha distributo in rete in proposito si ha un’idea dell’impatto anche legislativo che questo argomento comporta.
Quanto è già andata avanti la cosa visto anche che i mezzi finanziari a disposizione del TCPA sono praticamente non paragonabili a quelli di una qualsiasi altra organizzazione?
E’ bene che più persone possibili siano a conoscenza di quanto succede in proposito, dato che potenzialmente l’argomento potrebbe toccare chiunque in un futuro quasi immediato.
Esiste anche un’organizzazione italiana on-line creata per questo scopo: No 1984.

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