Todd’s Clark e Robin Hood

Infervora sui media la discussione politica in campagna elettorale.
Io personalmente sono di ideologia vicina al centrodestra, cosa che a dirla troppo ad alta voce si rischia di perdere amici e stima delle persone.
Dopo il dibattito di ieri sera a MATRIX su Canale 5, non tanto le argomentazioni convincenti di Gianfranco Fini, quanto alcune argomentazioni su cui non concordo di Fausto Bertinotti, mi hanno convinto ancora di aver scelto lo schieramento giusto.
In particolare l’attacco ai “Padroni” accostato alla frase “Dobbiamo prendere ai ricchi per dare ai poveri” mi hanno fatto riflettere su alcuni punti:

    • Ma è vero che i “Padroni” sono tutti ricchi? Ma è vero che i lavoratori dipendenti sono tutti poveri? Io personalmente sono il titolare di una piccola azienda; per i primi quattro anni più che guadagnare ho speso; eppure i miei dipendenti percepivano regolarmente lo stipendio stabilito dal CCNL, anche quando si sono trovati a dovere o volere trascorrere giornate lavorative improduttive. Ora io e il mio socio, percepiamo più o meno pari a quello che percepisce il nostro prezioso collaboratore Co.Co.Pro..

 

  • Ma è giusto che non si dia onore al merito e non si punisca il demerito? Togliere ai “ricchi” che hanno rischiato del loro e hanno creato opportunità di generare ricchezza per dare ai “poveri” che non rischiano di perdere il posto di lavoro neanche se non lavorano (il famoso posto FISSO, indeterminato, a vita), non rischia di innescare un meccanismo di non ricerca dell’eccellenza da una parte e di adeguamento a fare il meno possibile dall’altra? Non è meglio TOGLIERE AI DISONESTI PER DARE AGLI ONESTI? Quanti titolari d‘impresa sono disonesti sfruttando i lavoratori che non hanno potere contrattuale, evadendo il fisco, creando truffe, raggiri speculazioni? Quanti dipendenti sono disonesti imboscandosi al lavoro, tirando fine giornata solo con l’obiettivo dello stipendio, pensando di fregare il padrone appena possibile con dispetti, danni, furti sul luogo di lavoro, malattie inesistenti? Perché i furbi sono accettati dalla società come persone vincenti?

 

 

  • Ma è giusto togliere la Legge 14 febbraio 2003, n. 30, Legge Biagi? Io guardo la mia esperienza; ho un collaboratore parasubordinato di 27 anni a cui mensilmente erogo uno stipendio netto di più di mille Euro. Dal mio punto di vista dagli un impiego a tempo indeterminato significa promettergli che fino a che compirà 65 anni o giù di lì io sarò in grado di trovare per lui del lavoro da fare. Ad oggi non sono minimamente in grado di fare questa promessa anche se ad oggi ho la forza di dargli uno stipendio e versare per lui dei contributi. Potrei assumermi anche il rischio di assumerlo a tempo indeterminato “sperando” di avere sempre lavoro, ma sarebbe una situazione illusoria per lui; se non avessi più lavoro da fargli fare infatti sarei costretto a licenziarlo oppure a fallire. In tal caso il suo contratto a vita sarebbe comunque a tempo determinato solo che lui non lo sa. Tutto questo in una situazione di perfetta onestà delle parti (vedi punto 2).

 

 

  • Ultima domanda che mi faccio: ma chi è che trova i soldi per pagare il lavoro dei lavoratori? Facciamo un caso pratico: supponiamo che un’azienda abbia un fatturato di €1000 e dei costi di € 950 e quindi un utile di € 50 che è il guadagno delle persone che hanno investito i loro soldi in quest’impresa (il famoso RISPARMIO); supponiamo che il costo del lavoro per i 10 dipendenti di quest’azienda sia in totale di € 600 che sono una parte dei costi visti prima e che quindi €350 siano serviti per pagare le attrezzature di lavoro e per pagare le tasse. Un giorno un politico di centrosinistra insieme al sindacato, decide di aumentare gli stipendi dei lavoratori del 10% cosa succede all’azienda?

 

 

  • Il fatturato che l’azienda riesce a produrre è sempre € 1000; infatti € 1000 è l’espressione del prezzo che la gente è disposta a pagare i prodotti dell’azienda, quindi non si può aumentare deliberatamente senza perdita di quote di mercato e conseguente abbassamento del fatturato.

 

 

  • I costi non dovuti al lavoro sono sempre di € 350; questo non cambia deliberatamente come non cambiano i € 1000, perché è il prezzo che l’azienda è disposta a pagare le materie prime per produrre i suoi prodotti.

 

 

  • Il costo del lavoro sale a € 660 a causa dell’aumento proposto. I costi totali, quindi ammontano a € 1010 con una perdita di € 10.

 

Mi faccio allora la seguente domanda: è giusto che un’azienda consumi ricchezza pur di erogare stipendi? I risparmiatori sono disposti a finanziare un’impresa che genera povertà? Sarebbe o no lecito che l’impresa si preoccupasse dell’efficienza di 9 lavoratori rinunciando al meno efficiente e risparmiando € 60? Non potrebbe addirittura l’azienda proporre ai suoi lavoratori un aumento dello stipendio di un altro 10% riservato agli 8 che lavorano meglio? Insomma: è giusto o no dare premi ai meritevoli e non darli ai non meritevoli?

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