E’ l’organizzazione ad imporre le regole IT oppure l’informatica suggerisce nuovi approcci all’organizzazione aziendale?

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Image by MelvinSchlubman via Flickr

Riporto la ristrutturazione di un articolo scritto per la mia società PlaneCom s.r.l. del 22/09/2005.


Abstract:
L’EDP non è sempre percepito come un ruolo strategico per l’organizzazione, ma in effetti lo è!!
L’informatica è quella componente organizzativa trasversale che offre sul mercato l’esperienza positiva o negativa fatta dalle organizzazioni, di successo e non.
Il Software è un pezzo di know-how… disponibile sul mercato!

Citazione:
“Gli uomini costruiscono troppi muri e troppo pochi ponti.”

Sconosciuto


Body:
Capita spesso di trovarsi di fronte a questo enigma: quanto è corretta l’impostazione organizzativa in essere in un’azienda rispetto alla visione di un nuovo attore che ne viene a far parte?.

Con maggiore frequenza capita di porsi questa domanda nelle organizzazioni di piccole dimensioni, ma a volte capita anche nelle organizzazioni più estese.

Per fare un esempio potremmo considerare il caso dell’azienda manifatturiera di proprietà famigliare, il cui titolare si ritira per “sopraggiunto limite di età” o semplicemente perchè si vuole godere un meritato riposo. A chi lasciare allora lo scettro? Chi dovrà prendere le decisioni?

La scelta più comune è quella di lasciare le redini dell’attività nelle mani della famiglia trasmettendo la proprietà in linea genealogica.

In questo caso l’erede rappresenta un docile passaggio organizzativo perchè è sempre vissuto in famiglia. Egli ha tendenze innovatrici, dovute agli studi o all’età, che spesso nemmeno piacciono al “fondatore” il quale esercita comunque una certa influenza conservatrice. Pian piano introduce le sue idee in un passaggio graduale che spesso lo lascia arretrato rispetto alla concorrenza.

Ma cosa succede se il titolare coinvolge un manager proveniente dall’esterno della “vita famigliare-aziendale”?

Il manager, che si porta il suo bagaglio di conoscenze, avrà una visione probabilmente diversa e proverà a sollevare delle critiche rispetto agli aspetti organizzativi che gli paiono le maggiori cause di inefficienza. Irruento, ma investito di autorità, egli intraprende una strada di rapida innovazione.

Da questo esempio si evince che l’elemento nuovo nell’organizzazione solleva problemi che scavano fin nel più profondo passato.

Alla stessa stregua si pone un nuovo sistema informatico. Come un elemento nuovo concepito e pensato all’esterno dell’organizzazione, che serve per aiutare a prendere delle decisioni. Nei casi qualitativamente eccellenti, i criteri di progettazione dei sistemi informatici, pongono ai primi posti la capacità di generalizzazione dei problemi, insieme alla vastità dei problemi risolvibili e alla efficienza con cui vengono risolti.

Il sistema informatico pacchettizzato o la soluzione verticale o più in generale il software, ha quindi un suo know-how intrinseco.

L’acquirente del sistema però, cerca un sistema che funzioni secondo il know-how già presente in azienda e qui nasce il conflitto.Dallo scontro nasce la necessità delle celeberrime personalizzazioni su cui spesso non si svolge un’analisi critica rispetto alle motivazioni organizzative che portano ad introdurle.

Il conflitto spesso porta infine al fallimento del progetto, con insoddisfazione sia del committente che del fornitore.

Il consulente informatico, nella sua accezione più corretta, si pone come elemento mediatore rispetto a questo conflitto aiutando l’azienda a riflettere sull’adozione dei sistemi informatici e del personale che se ne deve occupare con vari strumenti:

  • Software evaluation: visione in demo di vari strumenti e valutazione di come l’introduzione del sistema proietterebbe sull’organizzazione nuovi rami di sviluppo. Un buon consulente per un nuovo sistema non può “portare il cappellino” di una software corporation, altrimenti potrà fornire solo una visione parziale. Il consulente aiuta l’EDP a scegliere un software che risolva un problema, non a scegliere un prodotto nella gamma di una corporation.
  • Prototipazione: il consulente informatico “non marchiato” ha gli strumenti per poter predisporre prototipi o modelli di simulazione di sistemi complessi che hanno il pregio di ridurre la complessità dei problemi studiati e di aumentare la prevedibilità dei risultati.
  • Outsourcing: la scelta delle risorse umane che si occuperanno dell’evoluzione e della manutenzione di un sistema informatico, non può essere un aspetto secondario. L’outsourcing è quell’opzione che consente all’azienda di introdurre in modo graduale delle competenze specifiche nel proprio organico senza rinunciare all’elevata efficienza.
  • Formazione specifica: senza una formazione specifica è difficile prendere delle decisioni efficaci riguardo la soluzione di un problema.
  • Comprensione delle tecnologie disponibili: anche un sistema customizzato può fornire una corretta risposta alle necessità di un’azienda. Ma per sviluppare un software custom bisogna conoscere il potenziale che la tecnologia ha in un dato momento storico.
  • Capacità di previsione: il consulente informatico fa della conduzione di progetti informatici il suo business e quindi conosce i processi che lo governano; in particolare conosce i tempi e i costi con cui è possibile affrontare un progetto e può consentire all’azienda di confrontarli con i benefici attesi.

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