IT bill of materials: perché le organizzazioni sono ancora “IT immature”

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Image via Wikipedia

Il Bill Of Materials (BOM), la nostra Distinta Base (DIBA) è la lista delle materie prime, dei componenti, degli insiemi di componenti eccetera, che servono per costruire un prodotto finito.

Nell’IT il BOM è l’insieme dei riferimenti tra il software finale e i suoi componenti. Un esempio di modalità di gestione di un progetto software che molto si avvicina al concetto di BOM è l’uso di Apache Maven oppure di Apache Ivy o di altri tool di definizione delle dipendenze.

Per stare sull’esempio pratico, per Maven un software è un artifact che ha delle dipendenze dal altri artifacts i quali a loro volta possono avere delle dipendenze. Inoltre Maven è anche un build automation software, cioè esegue i compiti che servono per passare dal codice sorgente al codice eseguibile.

Questo tipo di approccio, come il BOM, promuove il riutilizzo dei componenti e la loro gestione.

La gestione dei componenti e lo sviluppo modulare sono un passo fondamentale per l’industrializzazione del software.

L’industria tradizionale ha già capito che la produzione in toto di un prodotto non è un’attività né conveniente né competitiva. Pensiamo ad un prodotto industriale: l’auto. Non esiste un produttore di auto che ha le miniere da cui estrae ferro e carbonio per il suo acciaio; solitamente non produce viti, dadi, materiali plastici, ma li acquista. Non alleva bestiame per ricavare le pelli per i rivestimenti. Tutt’altro. Sempre più spesso i produttori condividono progetti di motori, di tecnologie di sicurezza. Persino marchi meno industriali come Ferrari adottano volanti Momo o freni Brembo o pneumatici Bridgestone, solo per fare alcuni esempi,

Chi acquista una Ferrari tutto sommato è felice che non esistano pneumatici “Ferrari”, perché in tal modo se fora uno pneumatico, può trovarne uno nuovo più facilmente. Inoltre, per rimanere sull’esempio, i freni Brembo sono eccellenti; Ferrari potrebbe produrre freni eccellenti come Brembo?

Tutto questo nel mondo della produzione software è possibile e le chiavi perché questo accada sono:

  • la standardizzazione
  • l’apertura dei brevetti di base
  • la cooperazione sulle tematiche che danno i maggiori costi
I major vendor però non sono dello stesso avviso; seguono solo parzialmente gli standard, chiudono brevetti e formati ed, infine, poco frequentemente cooperano per lo sviluppo di software di base. Eppure assecondano la (autolesionista) domanda di mercato.
Perché quindi la domanda nel mercato del software è così fatta? La risposta, secondo me, è che l’industria del software è giovane e questo, unito al fatto che l’informatica, contrariamente a quanto alcuni potrebbero pensare, è una scienza complessa, fa sì che ci sia scarsa o nessuna cultura in materia da parte di chi acquista. E’ un po’ come con la finanza fatta in casa: nonostante la complessità della materia, ad un certo punto tutti o quasi ci siamo sentiti in grado di giocare in borsa, tutti siamo diventati promotori finanziari e ci siamo messi a parlare di tassi, quotazioni e mercati, come di marcatura a uomo o a zona; ebbene ora facciamo i conti con una crisi globale che non si sa se e come potrà concludersi.
Credo, in generale, che riceviamo troppe informazioni, troppo poco precise e su queste pensiamo di poter prendere delle decisioni; troppo DIY e poca professionalità; troppa supponenza e poca disponibilità ad ascolto e confronto.

3 pensieri su “IT bill of materials: perché le organizzazioni sono ancora “IT immature”

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