IT Trends – Buzzwords anti crisi

Tutti lo dicono ma pochi dimostrano di averlo capito nel profondo. Per uscire dalla crisi non basta aspettare che passi; bisogna metterci l’impegno.
Allora nel piccolo e nel personale, ci viene chiesto (o, meglio, imposto) di contribuire maggiormente alle spese dello stato.

Lo facciamo, contribuiamo, ma solo perché siamo costretti; lo facciamo malvolentieri, un po’ come pinocchio quando deve bere la medicinaccia amara, anche se poi ci fa stare bene. Se non fossimo costretti la maggior parte di noi semplicemente non lo farebbe.

Logo Information Technology
Logo Information Technology (Photo credit: Wikipedia)

Così è per gli investimenti in innovazione e, per quanto riguarda quest’articolo, in Information Technology. Le aziende spesso investono in IT non quando e come gli conviene di più, ma solo quando sono costrette da fattori esterni:

  • concorrenza
  • normative
  • adattamento ad aziende fornitrici o clienti

In questi casi quando si investe in IT lo si fa in ritardo, spinti da impulsi che non sono ben compresi verso obiettivi altrettanto scarsamente compresi. Inutile dire che questo non è un buon investimento, nonostante sia meglio di niente. Per riprendere l’incipit dell’articolo, lo si fa perché si è costretti, altrimenti non lo si farebbe. Non si tenta, o non si è in grado, di scorgere il potenziale virtuoso di un tale investimento: se ne vede la voce “spese” a bilancio senza avere gli strumenti per poi verificare il “risparmio” nelle epoche successive. Non si misura quasi mai in maniera complessiva il ritorno su questi investimenti.

Le buzzwords di questo momento, su cui mi trovo in sintonia e di cui voglio brevemente far cenno qui, sono CLOUD, MOBILE e SOCIAL.

Sono evidentemente soluzioni ancora non del tutto note o sfruttate, ma vanno indiscutibilmente nella direzione della razionalizzazione e del risparmio sulle infrastrutture il cloud, del miglioramento della qualità del servizio e dei tempi di risposta agli eventi il mobile e dell’interconnessione sinergica delle relazioni il social.

Una soluzione cloud, a parità di servizio offerto, per fare un esempio, pensiamo al servizio di posta elettronica, è certamente:

  • più efficiente
  • meno inquinante
  • meno costosa
Perché pochi l’adottano? Perché molti vogliono ancora la propria sala server con le macchine da raffreddare, con il proprio server di posta elettronica da manutenere, da patchare, da proteggere dagli attacchi esterni, da backuppare, ecc, ecc. Molti hanno già fatto il passo della virtualizzazione. Alcuni stanno spostando la propria infrastruttura presso un datacenter, ma pochissimi si concentrano sull’acquisto del “servizio” chiavi in mano.

Pensiamo sempre alla posta elettronica e immaginiamo il plus offerto dai dispositivi mobile, come smartphone e tablets: la comunicazione è capillare, può raggiungere l’utente ogni luogo e momento. I dispositivi mobile hanno spesso la capacità di sapere dove si trovano (GPS), di connettersi a vari tipi di rete (Wi-Fi, UMTS, 3G), di fare e ricevere chiamate, di aggiungere video, immagini ai suoni. Una ricchezza informativa che può essere sfruttata. Le applicazioni possibili, da cui trarre valore, sono immense.

Mettiamo il tutto insieme con il social e con il potenziale dei famosi 6 gradi di separazione; il reperimento e la trasmissione delle informazioni attraverso le relazioni sono il motore della società e per certi versi il mondo (umanamente parlando) va alla stessa velocità delle informazioni che è in grado di diffondere. I passaggi evolutivi dell’umanità sono sempre stati legati alla capacità di reperire, elaborare e trasmettere delle informazioni. Da trasmissione orale a scritta è migliorata la reperibilità: è l’inizio della Storia. Da trasmissione a tele-trasmissione si sono accorciati gli spazi e quindi i tempi: radio, televisione, telefono e fax sono stati mezzi dall’impatto enorme. Internet ha aggiunto maggiore reperibilità, la ricerca, la trasmissione asincrona: un enorme impulso verso la scrittura automatica della Storia; la storia moderna sta scritta in gran parte su supporti informatici. La fase attuale è quella sociale: ognuno contribuisce peer to peer alla Storia e trova il modo di farsi osservare anche da chi non conosce direttamente: è un po’ come essere tutti in piazza, tutti sui manifesti, tutti in TV.

Queste sono le leve da sfruttare oggi, ma ancora c’è molta resistenza dovuta principalmente alla non conoscenza e all’impostazione delle proprie aspettative su un orizzonte temporale sempre più corto. Troppo corto.

Perdiamo la capacità dio investire, di innovare, di riconoscere la modernità e di cavalcarla per evolvere fino al prossimo stadio.

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