Perché Berlusconi ha vinto in passato? E oggi?

Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi (Photo credit: rogimmi)

Perché Berlusconi ha vinto in passato?

E perché oggi ripresentandosi, guadagna consensi?

Non entro nel merito della condivisibilità del pensiero espresso dal signor B., e nemmeno sul fatto se egli sia, sia stato o sarà un bugiardo più o meno cronico.

Berlusconi è un uomo mediatico; re dei media italiani (quelli tradizionali per lo più). E il quarto potere è un rischio per la democrazia, visto che la democrazia è oggi ridotta per lo più alla mera ricerca del consenso elettorale più che al governo.

Ma a mio avviso questo non un difetto dei media, ma è un difetto della democrazia.

Anche qualcun’altro pensa che la democrazia sia “difettosa” e debba essere corretta e propone un meccanismo antidemocratico; una legge sul conflitto di interessi.

Da Wikipedia:

Si verifica un conflitto di interessi quando viene affidata un’alta responsabilità decisionale ad un soggetto che abbia interessi personali o professionali in conflitto con l’imparzialità richiesta da tale responsabilità, che può venire meno visti i propri interessi in causa.

Diciamo per esempio che è un conflitto di interessi il fatto che Paola Concia si occupi delle istanze dei gay, dato che è gay. Oppure che Mario Monti, non dovrebbe esprimersi in materia di università e ricerca. O che Roberto Maroni non dovrebbe occuparsi del nord, visto che viene dal nord. Ma queste cose non danno davvero fastidio finché non hanno un grande consenso. Quello che non piace al sistema costituito del politico Berlusconi, non è quello che fa, ma il consenso che ha.

Quindi, perché le sue idee sono così popolari, a parte il fatto che è un potente uomo mediatico? Perché le sue idee sono semplici, dirette, e si rivolgono ad istinti più primitivi; in una parola sono popolari. Berlusconi parla quasi esclusivamente di potere, figa e soldi: quali concetti esistono più basilari di così!?! D’altro canto l’antiberlusconismo si basa sugli altrettanto basilari concetti di invidia, pettegolezzo e rabbia.

Il governo di un paese invece è un tema davvero complesso, ma su cui, in democrazia, la popolazione è chiamata ad esprimersi. Ma la popolazione è per lo più impreparata e nell’impreparazione e, nella generale ignoranza, asseconda le idee più semplici da capire. Beppe Grillo è diventato un nuovo maestro in questo: affronta il Berlusca su un altro media, ma con lo stesso metodo. Fa sembrare semplice la ricerca farmaceutica, il problema dell’energia nucleare, l’amministrazione pubblica, i problemi etici, la religione e via andando. Dà spiegazioni semplici e popolari a temi complessi, omettendo ad arte quelle complessità che dividerebbero chi le capisce e annoierebbero chi non le comprende. Insomma cerca il consenso fine a se stesso. Fa qualcosa di molto simili alla demagogia.

I pensieri più semplici, quelli che vanno alla pancia, sono più uniformi. Attorno ad essi è più semplice costruire grandi consensi.

I pensieri più complessi invece sono più diversificati, più articolati. Meno potenziali elettori li capiscono e, anche nel caso che vengano ben compresi da pochi cittadini, quei pochi si potrebbero dividere e appoggiare posizioni diverse. Dal punto di vista elettorale è catastrofico. Dal punto di vista elettorale è molto meglio un popolo ignorante. Solo che il popolo ignorante è alla mercé dei bravi imbonitori. E allora quando arriva davvero il bravo imbonitore, il sistema si rivolta cercando di escluderlo.

Un sistema più saggio sarebbe quello che si protegge da populisti e demagoghi; che mitiga l’ignoranza investendo nell’istruzione e premiando il merito; che mitiga il ruolo del consenso elettorale con l’istituzione di una sorta camera dei meritevoli anziché un inutile doppione com’è oggi il senato (i senatori dovrebbero essere i saggi anziani, contrapposti ai giovani deputati). In pratica non è la democrazia che conosciamo oggi. Né la nostra, né quella degli altri; quella degli U.S.A. per esempio, dove se il popolo sovrano decidesse democraticamente di conquistare il mondo (e non c’è dubbio sull’elevato grado di democraticità delle elezioni U.S.A.), forse proverebbero davvero a conquistarlo.

Libertà, democrazia e uguaglianza non sono per forza sinonimo di giustizia.

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