Una buona notizia

EsselungaOgni tanto, in mezzo a tante preoccupazioni, succede qualcosa di piacevolmente sorprendente…

Stamattina ero all’Esselunga di Stezzano col mio Massimo; ero un po’ sulla luna coi pensieri e cercavo di godermi un po’ il mio gioiellino, così ci siamo presi io un caffè e lui un succo alla pera.

Ci siamo alzati e siamo andati a comprare le poche cose dimenticate nella spesa di ieri: acqua, pane, e il basilico fresco per fare il pesto.

Ho incontrato il mio vecchio amico Fabio e abbiamo fatto una breve, ma piacevole chiacchierata e poi ci siamo messi in fila alla cassa; la numero 15, proprio di fronte alla cassa centrale.

Qui mi squilla il telefono: rispondo. “Qui è l’Esselunga di Stezzano… Ehm… Abbiamo trovato un borsello con il portafoglio e l’abbiamo qui all’assistenza clienti”. Oddio! Ma come ho fatto a dimenticarmi il borsello?!? L’ho sempre addosso ed era almeno mezz’ora che giravo senza!

Guardo là e vedo una signorina al telefono. Le dico: “Sono qui alla cassa 15!” e lei si gira e mi vede. Le dico che vado a prenderlo. Mi chiede un documento, glielo mostro ed è tutto ok. Il mio numero di telefono l’ha trovato grazie alla Fidaty: l’unica cosa che la signorina ha osato cercare nel mio borsello.

Un po’ sconvolto, torno in coda alla cassa e controllo: c’è tutto, proprio tutto! Dovrebbe essere normale che ci sia tutto, lo so, ma non era così scontato no?

Faccio il mio conto… Carico il carrello… Pago… E via! Parto con Massimo verso i giochi del centro.

Una voce mi richiama: “Signore!”. Mi giro verso la cassiera e lei mi fa notare che ho lasciato sul rullo un po’ della mia spesa pagata!

Ma dov’ero con la testa? Mi sono quasi preoccupato…

Però alla fine il tutto mi ha lasciato un senso di felicità; un senso di maggiore fiducia negli altri. Potevano prendermi portafoglio, documenti… e anche un po’ di spesa già pagata… E invece no!

Bello!

Giacca e cravatta

English: Alessandro Volta with tie. Italiano: ...
English: Alessandro Volta with tie. Italiano: Alessandro Volta in cravatta. (Photo credit: Wikipedia)

Frequento spesso per lavoro ambienti frequentati da persone in giacca e cravatta: i vecchi colletti bianchi.

Mi son fatto da tempo un’opinione su questo aspetto del ménage lavorativo.

Ho incontrato diverse opinioni, espresse più o meno apertamente, di cui riporto il senso che ne ho colto:

  • Chi non porta la giacca e la cravatta è irrispettoso nei confronti degli altri

  • La giacca e la cravatta in certi ambienti, come quello bancario, di rappresentanza, il management, eccetera, sono d’obbligo

Per quanto riguarda il primo aspetto, devo dire che, lavorativamente parlando, le persone più maleducate, arroganti e irrispettose che ho incontrato, avevano proprio la giacca e la cravatta. Quindi non me la sento proprio di appoggiare questa opinione.

Per quanto riguarda il secondo, l’abbigliamento d’obbligo ha l’effetto di appiattire, di uniformare; estremizzando diventa appunto un’uniforme.

L’uniforme è il tipo di abbigliamento che sottolinea la poca importanza del singolo individuo, contrapposta all’obbedienza acritica alle regole, alla prevalenza delle logiche di gruppo. All’idea del formicaio.

Quando guardo le immagini di alcuni ambienti frequentati da questi business men in uniforme, quello che mi viene in mente è proprio il formicaio.

Sempre per questo secondo aspetto, trovo anche un retaggio sessista in questa abitudine. La divisa vale per i maschi. Le donne possono esprimere la loro libertà.

E poi, diciamoci la verità, non è comodo per tutti avere la cravatta; da fastidio a tavola, ciondola sempre davanti come un guinzaglio.

E nemmeno la giacca è poi tanto comoda: fa stare troppo caldi, si stropiccia facilmente, è difficile da lavare. Può essere comoda intanto che si è in piedi, che ci si sposta da un ufficio ad un altro.

E poi a che pro abbassare la temperatura dell’impianto di condizionamento pur di non togliere la giacca e di non slacciare il primo bottone della camicia? Non è meglio una bella polo, ordinata, pulita e ben stirata e con le maniche corte?

I giornalisti, categoria che ultimamente non apprezzo più di tanto, sottolineano con disprezzo le canottiere estive dei politici, le bandane, le mise comode dei VIP vacanzieri; ma perché?

Meglio un uomo in bermuda al mare che un ladro incravattato in parlamento.

Meglio cellulite e capelli spettinati in spiaggia che una cinica opportunista in tailleur con incarichi istituzionali.

La giacca e la cravatta, quando non indossate per scelta, nascondono il cuore dell’individuo che le indossa.

Per estensione di questo concetto, è mia opinione che la moda non distingua, ma uniformi. La persona modaiola non è libera, ma schiava perché non può più scegliere cosa indossare.

Io preferisco la libertà e a volte, quando mi va, metto pure la giacca e la cravatta!!

=> Approfondimento in proposito: Dress for Success

 

La percezione della realtà

Voglio appuntarmi una breve riflessione, sollecitata da questo interessante esperimento del Washington Post, sintetizzato bene anche in questo video:

In sintesi l’esperimento voleva misurare l’effetto che fa far suonare un violinista di primaria importanza, Joshua Bell, che suona un violino eccezionale in una stazione della metropolitana per quasi un’ora, al mattino.

Il violinista aveva suonato la sera prima in in elitario teatro della stessa città, con posti a sedere molti costosi. Il teatro era tutto esaurito.

Alla stazione, invece, su circa un migliaio di persone solo poch

issime si sono fermate, erano attratti per lo più i bambini, e qualcuno ha messo qualche dollaro, o qualche centesimo nella cesta per l’offerta.

Ora qual è la realtà? Quali i dati oggettivi?

violin scroll

Il violinista è oggettivamente bravo e il violino è davvero un vero pezzo raro. Ma quanti sono davvero in grado di apprezzare queste cose? L’esperimento voleva dimostrare che la “bellezza” oggettiva è riconoscibile da tutti, ma così non è stato. I bambini, forse per le minori preoccupazioni, i minori pregiudizi, eccetera erano più attratti e forse riconoscono meglio la bellezza.

Gli adulti invece riconoscono la bellezza se questa è inserita in un contesto dove tutto gli indica che ciò che osservano è bello, come il teatro, dove il prezzo del biglietto è alto.

Quindi, l’amara riflessione, è che ci pare bello ciò che ci viene detto essere bello e che, purtroppo ciò che è bello spesso non siamo preparati per apprezzarlo.

Ictus: scoperto gene che segnala il rischio

Arco d'Augusto, Aosta
Image via Wikipedia

Sono incappato proprio pochi minuti fa in quest’articolo su Bergamo Sera, giornale on line locale di cui ricevo gli aggiornamenti per e-mail: Ictus: scoperto gene che segnala il rischio.

Mi fa piacere che quella ricerca si sia conclusa con un risultato positivo, dato che ho potuto fornire il mio piccolo contributo di tecnico informatico.

Nel 2007 ho implementato, per conto anche dell’istituto “Carlo Besta” e all’interno di un progetto europeo coordinato da alcuni conoscenti, la parte di servizi web (SOAP web services) che consentivano l’interrogazione integrata dei dati clinici e genetici delle migliaia di pazienti di cui si parla nell’articolo.

Ricordo tra l’altro con piacere qualche piacevole gita ad Aosta, per presentare i lavori tecnici svolti sul progetto.

W le poste!!

Le mie esperienze con le poste si possono suddividere in due tipi: da cliente, cioè quando spedisco qualcosa o pago un bollettino e da utente, cioè quando devo ricevere comunicazioni di qualunque tipo.
In entrambi i casi devo dire che il servizio è a dir poco scadente.
Wait for your turnDa cliente:

  • Situazione 1: devo spedire una raccomandata; mi tocca… Totem con tutti i moduli possibili: apertura conto, solidarietà per calamità varie, vendita libri, collezioni, pupazzi, cancelleria… Ma non c’è il modulo per fare una raccomandata. Sotto lo sguardo disgustato di tutta la clientela mi faccio notare dall’operatrice che o fa finta di non vedermi o veramente non ci vede… In totale imbarazzo mi infilo davanti ad un cliente chiedendo scusa per l’intrusione e chiedendo la modulistica necessaria. Mi vengono fatte domande a cui non so rispondere tipo: quanto pesa, se voglio l’avviso di riscossione (ma non la chiamano tutti ricevuta di ritorno?!?), ecc.. Ma ce la faccio. Compilo e mi metto in coda. E’ il mio turno e mi viene suggerito un servizio in più: la spedizione super veloce che arriva entro due giorni… Totale 5 o 6 EURO per spedire un cavolo di foglietto… Ripenso all’email e piango dentro…
  • Situazione 2: mi reco alla posta per pagare una bolletta su cui ahimè non ho ancora attivato il RID…. All’entrata un fantastico, modernissimo macchinario mi accoglie con i sui bei pulsanti cromati. E’ l'”eliminacode“! Leggo le tipologie di servizio che sono divise in due parti: prodotti banco posta con il servizio “Pagamenti” e “PT Business” e prodotti postali con “Posta ordinaria” e “Raccomandate, Vaglia postali”. Manca quello che devo fare io: pagare un bollettino… Aspetto un po’ e lascio passare un cliente col bollettino, che va e preme un pulsante dove la descrizione in piccolo dice tra le altre cose “Pagamenti” non meglio specificati. Povero! Quante ne ha sentite! Gli hanno fatto riprendere un nuovo bigliettino e rifare la coda intanto che l’operatrice allo sportello pagava il bollettino di un cliente che aveva preso il biglietto giusto!

Enter your PIN

Da utente:

  • Situazione 1: nel pieno dell’inverno una cosa consolante è attaccarsi al termosifone per scaldare le mani ghiacciate! Già, peccato che un bel giorno anche il termosifone è ghiacciato! Casa nuova, impianto nuovo, ma si procede come di rito; controllo caldaia… OK. Controllo valvola a farfalla… OK. Scampanellata al vicino e… sorpresa! Anche i suoi termosifoni sono ghiacciati! Escalation: chiamiamo il gestore del servizio. Questo ci dice che nonostante i solleciti, non sono arrivati i pagamenti delle bollette e dopo un avviso il gas è stato staccato. Ma né io né il vicino abbiamo ricevuto nulla: nessuna bolletta, nessun sollecito, nessun avviso. Risultato finale: 60 EURO il distacco, 60 EURO il riallaccio, più sanzione, interessi ecc. ecc..
  • Situazione 2: mi reco alla posta di quando in quando per ritirare raccomandate che qualcuno, nonostante tutto, ancora si ostina a spedire; decine di minuti in fila e di là dal vetro persone che “faceno ammuina“… Quando la fila finisce, in un modo un in un altro c’è sempre qualcosa che ho sbagliato, una regola che non sapevo, un termine che non conoscevo o un documento che non ho con me! La cosa, quando accade, mi viene spesso fatta notare con assai poca educazione.

Poi alla fine del tunnel una speranza… Il sito internet delle poste… Un sacco di servizi a portata di click! Click… Click… Click!! CLICK!!! CLICK!!! Devo attivare il seguimi, ma non riesco a trovare quello che mi serve… Mi viene detto che devo compilare un modulo: devo stamparlo (stamparlo!!?! ma non è on-line?) e portarlo all’ufficio postale (@#!?##!?!)… Desisto. Lascio l’on-line e vado in posta: mi danno la fotocopia tutta storta e in bianco e nero di quel modulo che ho visto on line prendendola dal cassettino della modulistica del seguimi… 4 pagine di informazioni tipo codici fiscali, numeri di carta di identità, indirizzo e firma di tutti i componenti della famiglia! Vogliono anche le firme dei bambini!! E vogliono l’originale di tutti i documenti di cui riporto i numeri!! Aiutooooooo!!!!!

Ci prendiamo mezza giornata di ferie in due (io e mia moglie) per fare il seguimi così andiamo coi documenti originali. Ce la facciamo!! 18 EURO sborsati per avere la nostra posta consegnata al nuovo indirizzo! Ha funzionato? Ma prova a indovinare….